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marzo-aprile 2017

PROFILI

Come accade per tanti gruppi bancari, un altro aspetto

su cui Intesa Sanpaolo ha lavorato molto negli ultimi anni

è anche quello della revisione dei canali retail, nell’ambito

della

New Digital Customer Experience (NDCE).

“Con lo

scopo di interpretare i bisogni dei nostri clienti e di sod-

disfarli - afferma Bagnasco. L’obiettivo è semplificare

la vita al cliente in una logica di nuove tipologie di inte-

razione e servizi”. Sono quindi state riviste le logiche di

interazione per renderle omogenee tra i diversi canali/de-

vice, sono state inserite nuove funzionalità come quella di

identità digitale, che elimina le Otp (one time password)

di generazione dei token, sono state previste viste ag-

gregate della posizione del cliente (global position) ed è

stato introdotto un motore semantico che consente una

interazione più naturale.

Un modello in trasformazione

Un’altra valutazione che il Gruppo sta facendo al suo

interno riguarda l’utilizzo del cloud computing: “I punti

di attenzione maggiori su questa tematica arrivano dagli

aspetti di compliance e regulations. Oggi in effetti ab-

biamo già un cloud interno, e alcune applicazioni as a

service. Stiamo però ragionando su quali servizi effetti-

vamente usare nella ‘nuvola’, come quelli di storage, di

potenza di calcolo, e quali piattaforme adottare per pro-

cedere in modo più strutturato sul tema. Tenendo anche

conto dell’impatto e delle conseguenze della GDPR, il

Regolamento Europeo per la Protezione dei Dati in vi-

gore dal 25 maggio 2018, che sancisce che il dato (e

i successivi trattamenti a cui viene sottoposto) non è di

proprietà dell’azienda ma della persona a cui si riferisce

o di chi ha fornito quell’informazione. Questo significa

che l’informazione deve essere assimilata a qualunque

altro bene fisico, e per il quale va dimostrata la massima

mitigazione del rischio”, sottolinea Bagnasco.

Una riflessione che si sposa anche con l’introduzione

della PSD2, la direttiva europea che intende proteggere

l’esecuzione dei pagamenti digitali e che richiede alle

banche di concedere a operatori terze parti un accesso

sicuro ai conti dei clienti: “Per noi - commenta Bagna-

sco - non è un rischio ma un’opportunità da cogliere,

per contribuire, attraverso l’API Management alla costi-

tuzione di interi Ecosistemi Digitali.

Creare un ecosistema

Intesa Sanpaolo è in definitiva una grande realtà, con

oltre undici milioni di clienti e una presenza internazio-

nale, che svolge un’attività che richiede necessariamente

investimenti rilevanti sul fronte IT per operare al meglio.

In certi casi questo è possibile farlo in tempo reale, ma

in altri bisogna giocare molto d’anticipo: “Per questo ab-

biamo lanciato l’iniziativa SIT 2020 che vuole definire per

tempo cosa sarà necessario alla banca entro il 2020 e

preparare l’infrastruttura in una logica di digital readiness.

Rispetto al passato abbiamo deciso di non chiuderci in

casa nostra ma di esporre le esigenze da traguardare

chiamando una ventina di player, confrontandoci su che

cosa si può fare insieme per imboccare la strada giusta,

ottenendo un vantaggio per entrambi, secondo una lo-

gica incentrata su un ecosistema. Una svolta epocale per

la modalità di selezione delle tecnologie, in un momento

in cui il nostro mestiere di banca sta cambiando radical-

mente, con meno filiali ma molti più punti di contatto.

Vogliamo trasformare in grandi opportunità quelli che da

altri potrebbero essere considerati dei rischi, aprendoci

e integrandoci con chi è in grado di fornire funzioni stra-

tegiche anche per noi, che siano fintech, start-up o altre

realtà, e diventando anche fornitori di nuovi servizi ad

esempio legati a Industria 4.0. Chiuderci a riccio e rinun-

ciare all’innovazione, insomma, quello sì che sarebbe il

vero rischio”, conclude Bagnasco.

*REDATTORE

EXECUTIVE.IT