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Mobile/Wireless
 

12/06/2013

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Luci e ombre del Bring your own device

Un tavolo di confronto per discutere dell'argomento insieme a diversi operatori del settore

 

Adeguarsi alle richieste del mercato, restando attenti e vigili alle nuove evoluzioni e ai nuovi trend tecnologici: è questa, in estrema sintesi, la ricetta che ha permesso a EDSlan, distributore a valore specializzato nelle aree cabling, networking, sicurezza e IP telephony & UC, di festeggiare i suoi primi 25 anni di attività in piena salute, visto che anche il 2012, un anno non certo facile, si è chiuso in positivo, con un fatturato attestatosi intorno ai 55 milioni di euro, in crescita del 2% rispetto all’anno precedente, trend che si mantiene positivo anche nei primi tre mesi del 2013 con un incremento del 10% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
“Nel triennio 2009/2011, a fronte di un mercato ICT stimato in flessione del 14%, EDSlan è cresciuta del 25% - ha sottolineato Rodolfo Casieri, direttore commerciale della società - acquisendo uno share di mercato ancora maggiore. Ciò si deve a una visione lungimirante e a scelte strategiche vincenti come, ad esempio, quella di allargare la distribuzione a brand Leader nell’area del networking, della IP telephony e della sicurezza, oltre ad investire in questa direzione sia a livello tecnico che commerciale”.
Il networking, di fatto, è oggi uno dei mercati più dinamici grazie alla sua capacità di abilitare i modelli emergenti di fruizione dell’IT, in particolare il Byod (bring your own device) e il cloud, tematiche che stanno suscitando grande interesse ma attorno alle quali nel nostro Paese c’è ancora molta confusione. Per questo EDSlan, che da sempre fa del dialogo e della capacità di ascolto uno dei suoi principali punti di forza, ha voluto organizzare, in collaborazione con Soiel International, una tavola rotonda a cui hanno aderito alcuni dei brand più significativi che ha in portafoglio - Alcatel-Lucent Enterprise, Aruba Networks, Brocade e WatchGuard - dalla quale sono emersi spunti interessanti.

 

 

A che punto è il mercato italiano


Il primo tema preso in esame ha riguardato la reale percezione del mercato italiano del fenomeno Byod, al fine di capire se si tratta di una semplice ‘moda’ o di un fenomeno destinato realmente a cambiare il modo di lavorare e di fare business.
“Dall’osservatorio di una società che si occupa fondamentalmente di infrastrutture per reti d’accesso - ha esordito Massimo Delpero, country manager di Aurba Networks - si tratta di un acronimo molto utilizzato, che riscuote interesse sia a livello end user sia sul fronte canale. Non a caso i numerosi eventi che vengono organizzati in chiave informativa e formativa sul Byod hanno molto successo. I motivi sono noti, e partono dalla diffusione di dispositivi quali tablet e smartphone, strumenti tipicamente privi di connessioni cablate, per i quali la portante fisica è la connessione radio. I numeri parlano chiaro: i dispositivi d’accesso venduti in Italia nel 2012 sono stati circa 6 milioni, di cui più di 1,6 milioni erano tablet, la vera stella nascente. Tutto parte da qui: l’always on è visto soprattutto in chiave positiva, poiché significa maggiore produttività, disponibilità e accessibilità. In alcuni mercati verticali si vorrebbe andare oltre, integrando all’interno delle risorse e dei servizi aziendali non solo i dispositivi dei dipendenti ma anche quelli di stakeholder esterni al fine di raccogliere maggiori informazioni da utilizzare anche in chiave marketing, poiché, se si vuole implementare una nuova infrastruttura che ha costi di acquisizione e di esercizio bisogna trovare il modo di renderla profittevole. All’interno di questo scenario, però, vediamo che la propensione a nuovi investimenti infrastrutturali è abbastanza bassa. Per ora il fenomeno Byod viene spesso declinato realizzando una rete di accesso per gli ospiti, con una copertura limitata solo in certe aree, separata dal mondo aziendale, anche per motivi di sicurezza. In sintesi, secondo noi la volontà di informarsi e a volte formarsi è abbastanza alta, ma quando viene consentito l’accesso anche ai device personali dei dipendenti o degli ospiti questo avviene in un ambito circoscritto”.

 

“In uno studio sull’adozione del Byod promosso da British Telecom in 11 paesi e sui rischi correlati è emerso, un po’ a sorpresa, che l’Italia è uno dei Paesi più inclini a questa modalità di fruizione dell’IT - ha commentato Fabio Andreini, system engineer manager di Brocade Communication Italia -. Il rovescio della medaglia sta nel fatto che solo il 25% degli stessi è pronto a instaurare policy ben definite per regolare il fenomeno. Non dimentichiamo che, come spesso avviene, il Byod è un fenomeno importato dagli Usa, che presenta luci e ombre: se da un lato motiva le persone, aumentandone la produttività, e riduce i costi aziendali legati all’acquisizione dell’hardware, dall’altro presenta complessità nuove legate alla sicurezza, al rispetto della privacy e della proprietà intellettuale, senza dimenticare l’aderenza alle normative nazionali e internazionali. Per abilitare l’utilizzo dei device personali, infatti, bisogna implementare infrastrutture che consentano adeguati livelli di monitoraggio e governance al fine di ridurre al minimo i rischi. Uno dei problemi fondamentali che le aziende devono affrontare quando abbracciano questo modello è l’implementazione di strutture in grado di supportare il nuovo traffico che viene generato da decine o centinaia di device (ricordiamoci che molti utilizzano più dispositivi), tipicamente wireless. Riteniamo comunque che il trend sia ormai irreversibile, anche se, secondo noi, in Italia viene per lo più subito, come del resto è avvenuto in passato per altre innovazioni tecnologiche. Vediamo quindi due possibili approcci al Byod, uno attivo e l’altro passivo: una opportunità di crescita professionale per i dipendenti e di produttività per l’azienda oppure un fenomeno non gestito e tacitamente accettato. Naturalmente ci sono le eccezioni, per ora abbastanza rare”.

 

“Vale la pena sottolineare - ha detto a sua volta Mauro Rizzi, solution specialist networking Central Mediterranean Countries di Alcatel-Lucent Enterprise - che il successo che sta registrando il fenomeno Byod dipende in parte da un altro fattore, vale a dire il cloud. Abbiamo già visto alcuni aspetti del Byod - facilità di utilizzo, immediatezza, aumento della produttività - a questi si aggiunge la possibilità di utilizzare lo stesso device per accedere ad applicazioni diverse, che afferiscono alla sfera professionale ma anche personale, dove i dati e le applicazioni professionali risiedono su una piattaforma aziendale di tipo enterprise, mentre quelli personali sono ‘nella nuvola’. Nel momento in cui si esce dall’azienda viene chiuso l’accesso al primo ambiente, mentre il secondo resta operativo. Se questo è vero, l’attenzione si sposta inevitabilmente sull’infrastruttura, che deve consentire al meglio questa dualità. Una volta consentito l’accesso a un nuovo device, tipicamente tramite WiFi, la rete deve essere in grado di gestire il nuovo traffico che viene a crearsi e di effettuare tutta una serie di controlli che prima erano appannaggio della direzione IT in qualità di gestore degli asset legati, ad esempio, all’identità degli accessi, alla sicurezza intrinseca ed estrinseca del device, alla data loss prevention… Senza contare che il numero di device in possesso dei singoli continua ad aumentare, con conseguente proliferazione degli indirizzi IP, che devono essere gestiti in modo sempre più dinamico. Alcatel-Lucent Enterprise, che ha sposato appieno il paradigma del Byod sia al proprio interno che nei confronti dei propri clienti, è attivamente impegnata a rispondere in modo efficace a tutte queste tematiche”.

 

“Dal Byod si sta già andando verso il Byox (bring your own software), vale a dire la volontà di portare con sé, sempre e dovunque, le proprie applicazioni preferite, che spesso risiedono nel cloud - ha evidenziato Fabrizio Croce, area director South Europe, Middle East e Africa di WatchGuard -. Secondo la nostra esperienza, le aziende guardano con una certa diffidenza a questi fenomeni, a cui comunque non riescono, o non vogliono, opporsi. Anche secondo noi nella storia dell’ICT in Italia non c’è mai stata una reale spinta dal basso, i nuovi trend vengono assimilati con fatica. Sia che si decida di consentire o limitare l’utilizzo dei device personali in azienda le complessità aumentano, perché bisogna attrezzarsi per rendere operativa la strategia che è stata definita.
Nella nostra esperienza, inoltre, le applicazioni utilizzate realmente in modalità mobile sono ancora pochissime, solo l’accesso alla posta elettronica viene utilizzato realmente dal 99% delle persone. I nuovi trend portano con sé, quindi, nuove complessità, in particolare dal punto di vista della sicurezza. Ecco perché, in qualità di esperti di sicurezza, continuiamo a investire non solo per rendere disponibili soluzioni sempre allo stato dell’arte ma anche, e soprattutto, in formazione e informazione, per aiutare il mercato a capire come affrontare al meglio i nuovi scenari”.

 

“A noi spetta il compito, non facile di portare al mercato tutti questi messaggi - ha ricordato Rodolfo Casieri di EDSlan -. Siamo convinti che solo investendo in servizi ad alto valore aggiunto, in cui la formazione riveste un ruolo di primissimo piano, sia possibile accompagnare le aziende nel loro naturale percorso di crescita e sviluppo. Non dimentichiamo che il tessuto economico italiano è fatto in larga misura da piccole e medie imprese gestite da imprenditori nati prima dell’avvento dell’era digitale: è compito di chi opera in prima linea consigliarli al meglio, affinché le tecnologie digitali diventino per loro un reale fattore critico di successo. Per quanto ci riguarda cerchiamo di farlo nella maniera più pragmatica possibile, anche nel caso del Byod: consentiamo già, ad esempio, alle nostre risorse e ai nostri ospiti di utilizzare i loro dispositivi presso le nostre sedi”.

 

 

Quali criteri seguire


“Quando si parla di innovazione tecnologica, la difficoltà è far percepire il ritorno dell’investimento - ha aggiunto Fabrizio Croce di WatchGuard -. Restando alla sicurezza, che è il nostro ambito d’elezione, è ancora molto diffusa la convinzione di essere al riparo dai rischi, salvo poi pentirsene amaramente in caso di attacchi dall’esterno o di perdita di dati sensibili. Non si insiste mai abbastanza, quindi, sul fatto che molte resistenze nascono da una cultura conservativa che, all’atto pratico, può risultare molto più costosa di un investimento ponderato in tecnologie innovative”.

Mauro Rizzi di Alcatel-Lucent Enterpise è perfettamente d’accordo: “non sono tanto le difficoltà tecnologiche a frenare gli investimenti, visto che oggi la rete e gli end point possono essere configurati in maniera automatica, e anche gli strumenti di gestione sono diventati molto più semplici da configurare e utilizzare, quanto le resistenze di carattere culturale. Riteniamo comunque che, con l’ingresso nel mondo del lavoro delle nuove generazioni, la diffidenza nei confronti dei nuovi modelli di fruizione dell’IT - Byod e cloud - piano piano scomparirà”.

 

“L’adozione del Byod comporta anche una significativa revisione di tutta l’organizzazione aziendale - ha aggiunto Fabio Andreini di Brocade -. Bisogna fare convivere due obiettivi, a prima vista antitetici: da un lato l’adesione a nuovi modelli che possono incrementare il coinvolgimento delle persone, dall’altro livelli di sicurezza e compliance adeguati. Questo è possibile solo mettendo a punto regole condivise che devono poi essere fatte rispettare. Un aiuto in questo senso potrebbe venire dalla pubblica amministrazione, come avviene in alcuni Paesi come l’Australia che ha messo a punto linee guida molto utili”.

 

“È vero, per un vero Byod sono indispensabili processi e automazione - ha evidenziato anche Massimo Delpero di Aruba Networks -. Dovrebbero essere le grandi organizzazioni a dare il buon esempio, ma in un momento di incertezza come quello attuale anch’esse preferiscono stare alla finestra, figuriamoci le piccole e medie imprese. Una soluzione può venire dai carrier, che infatti guardano al Byod con grande interesse e stanno rendendo disponibili interessanti offerte di servizi gestiti. Ritengo comunque che, almeno a breve e medio termine, sia ancora prematuro ritenere che il fenomeno Byod porti in azienda i comportamenti tipici del mondo consumer”.

 

Sta soprattutto al mondo dell’offerta, in tutte le sue declinazioni, fornire al mercato indicazioni corrette, come ha rilevato, concludendo i lavori, Rodolfo Casieri di EDSLan. “Quello di cui il mercato ha più bisogno, oggi, è la consulenza: prima di parlare di tecnologie e funzionalità, infatti, bisogna aiutare i clienti a disegnare una strategia coerente con i loro obiettivi, un compito che possono svolgere solo strutture estremamente solide”. Una garanzia che, per quanto riguarda EDSlan, è testimoniata dal riconoscimento ottenuto di recente dalla società di consulenza Cribis D&B che le ha conferito il ‘D&B Rating 1’, un attestato rilasciato esclusivamente ad aziende che mantengono costantemente un’elevata affidabilità economico-finanziaria e sono virtuose nei pagamenti vero i fornitori, assegnato ogni anno a meno del 6% degli oltre 5 milioni di imprese italiane.
 

 
TAG: BYOD

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