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10/12/2018

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Il cloud di fronte alle infrastrutture

Attorno al tavolo diversi operatori del settore per capire strategie e best practice corrette per erogare servizi di qualità nella nuvola. Tenendo ocnto de ruolo chiave dei dati e delle informazioni che ne derivano.



Il termine cloud computing è entrato ormai da tempo nel vocabolario di chi si occupa di sistemi informativi, sia lato fornitore che utente finale. La possibilità di usufruire di applicazioni e servizi che risiedono nella cosiddetta nuvola, in tutte le sue diverse accezioni, è vista da chi la sceglie come un’opportunità per arrivare a quella trasformazione digitale destinata a cambiare processi di business e modelli relativi, andando oltre le pure e semplici tematiche tecnologiche.

La tavola rotonda ‘Infrastrutture di qualità per un Cloud di qualità’ organizzata da Office Automation in collaborazione con NetApp è stata l’occasione per mettere a confronto una serie di operatori del settore relativamente al tema infrastrutturale e dei rapporti con i fornitori per arrivare all’obiettivo di individuare quelle che sono le criticità da considerare, e i giusti comportamenti da tenere.

Certamente, uno degli aspetti emersi è quello dell’importanza dell’individuazione delle esigenze dei clienti, per capire quale sia effettivamente l’offerta che meglio si sposa con esse. Il tutto tenendo presente il fatto che questo tipo di servizi e piattaforme devono comunque risultare semplici da utilizzare mantenendo nel contempo un elevato livello di affidabilità.

Un concetto che ormai comprende anche la parte di rete e di interconnessione, nonché la conformità corretta a normative e a regolamenti come il GDPR, ma anche partnership tecnologiche e modelli di servizio dove integrazione e flessibilità sono tra gli elementi fondamentali per raggiungere l’obiettivo condiviso.

Lorenzo GiuntiniLorenzo Giuntini, Head of Engineering - Aruba

In che modo le infrastrutture ICT evolute concorrono alla qualità del servizio di un Cloud Provider?
La qualità deve essere in linea con il cliente finale, e il cliente finale non è il service provider. Bisogna analizzare in che modo l’end user percepisce la novità: è inutile, per esempio, che servizi ideati per utenti di fascia bassa siano accompagnati da innovazioni esagerate, che risulterebbero non fruibili oltre che costose. Aruba, in questo senso, ha più fasce di clienti e varia la propria offerta in base alle necessità. Nel cloud è centrale il concetto di SLA e la qualità deve essere garantita in primo luogo dall’affidabilità, dalle prestazioni e dalla facilità d’uso della soluzione.

Quali elementi tecnologici e commerciali sono necessari nella collaborazione con i technology vendor per poter far fronte alle nuove esigenze dei clienti?
Rispondo a questa domanda ribadendo il concetto: il service provider non è il cliente finale, ai technology vendor questa visione deve essere chiara, perché altrimenti il rischio, come spesso accade, è quello di proporre tecnologie, magari accattivanti, ma che all’end user non arriveranno mai. Aruba, per esempio, preferisce ‘togliere le viti’, ‘smontare’ per massimizzare in termini di qualità e prezzo la soluzione in base al cliente che si trova di fronte. La collaborazione con i technology vendor deve necessariamente viaggiare in quest’ottica.

Che importanza ha, per un Cloud Provider, poter contare su un’infrastruttura in grado di garantire un’efficiente archiviazione, gestione e sicurezza dei dati?
Tutto si appoggia sui dati e la loro importanza è stata recentemente ribadita dal GDPR, il cui avvento ha portato molte aziende ad avere un atteggiamento proattivo sul tema. Se il service provider è il responsabile del dato, il cliente finale è il titolare. In questo senso, Aruba nell’ultimo periodo ha ricevuto numerose richieste per servizi di disaster recovery o comunque legati al tema sicurezza. Ritengo che sia necessario per i service provider veicolare alle aziende la tranquillità della protezione dell’informazione a ogni livello. Per farlo, l’affidabilità dell’infrastruttura sottostante è fondamentale.

Quali sono alcune best practice per poter implementare, attivare e proporre un servizio Cloud in tempi adeguati e con il ritorno degli investimenti migliore possibile?
La best practice è la conoscenza del cliente finale, capire cosa si aspetta dal servizio cloud, e trovare soluzioni che siano in grado di rispondere alle sue esigenze in termini di investimenti, tempi e business. È inutile dare un’auto di grossa cilindrata a un’azienda che ha bisogno di un’utilitaria, perché l’offerta finale viene misurata in primo luogo su due termini fondamentali: una componente di SLA, dal punto di vista di KPI prestazionali, servizio e affidabilità, e una componente di costi. La vera best practice è quindi studiare il cliente, che è il driver principale, capire le sue necessità, oltre che analizzare il mercato per leggerne le possibili evoluzioni.


Danilo DicesareDanilo Dicesare, IT Operations – Brennercom

In che modo infrastrutture ICT evolute concorrono alla qualità del servizio di un Cloud Provider?
Evoluto non vuol dire complesso. Il nostro compito deve essere, in primo luogo, quello di semplificare le soluzioni e renderle fruibili al cliente. La qualità parte da qui e comprende diversi fattori: l’affidabilità dell’infrastruttura, del cloud provider e del servizio, che deve poggiarsi su piattaforme flessibili, veloci e capaci di implementare in modo agile nuove caratteristiche. Un’architettura ICT è il frutto di uno studio e di una collaborazione tra risorse interne al cloud provider, i vendor e i principali player. Per svilupparla, è necessario costruire un canale di comunicazione diretto con i clienti per capire le necessità e dare risposte adeguate.

Quali elementi tecnologici e commerciali sono necessari nella collaborazione con i technology vendor per poter far fronte alle nuove esigenze dei clienti?
Mi concentro sulla parte fondamentale della domanda: la nuova esigenza del cliente. Bisogna interpretare qual è il bisogno incombente dell’azienda e cosa vorrebbe a tendere. Per farlo, un fattore chiave è realizzare una forte partnership trasversale, una collaborazione tra technology vendor, cloud provider e utente finale per rispondere nel modo migliore alle sue necessità. Necessità che sono diverse da cliente a cliente e che potrebbero essere anche di tipo legacy. A questo proposito, ci sono molte aziende che vogliono portare in cloud una piattaforma legacy per poi avviare un processo di trasformazione. Se non comprendiamo questa dinamica perdiamo una grossa fetta di mercato.

Che importanza ha, per un Cloud Provider, poter contare su un’infrastruttura in grado di garantire un’efficiente archiviazione, gestione e sicurezza dei dati?
Dato, archiviazione, gestione e sicurezza. Per noi queste parole sono fondamentali. I cloud provider non possono prescindere dall’avere un sistema che renda sicuro il dato, per gestirlo e archiviarlo senza comprometterlo. A questo proposito, Brennercom ha diversi clienti legati alla PA e risponde in modo granulare a tutti i requisiti del GDPR oltre che alle varie norme ISO. In ambito sicurezza un grande aiuto è rappresentato dai vendor, sia per quanto riguarda la tecnologia che le certificazioni, con l’offerta di componenti in grado di rispondere a tutti gli standard in termini di protezione del dato.

Quali sono alcune best practice per poter implementare, attivare e proporre un servizio Cloud in tempi adeguati e con il ritorno degli investimenti migliore possibile?
La prima best practice è studiare il cliente in due direzioni: una core, per capire l’esigenza centrale, e una accessoria, per comprendere quali servizi potrebbero andare a corredo di quella core ed essere precursori sul mercato. Bisogna osare, provare ad anticipare. Un’altra best practice è investire in prodotti che facciano automazione e controllo e lavorare con un approccio sartoriale al prodotto cloud. Partendo da una base standard bisogna garantire caratteristiche diverse a seconda del cliente, ricordandosi però che una personalizzazione eccessiva a volte può rilevarsi controproducente.

 Marco VerzellinoMarco Verzellino, Head of Portfolio, Italia - BT

In che modo infrastrutture ICT evolute concorrono alla qualità del servizio di un Cloud Provider?
La qualità di un servizio cloud è intrinsecamente connessa alla capacità della rete di gestire scalabilità, performance garantite e sicurezza, elementi che BT è in grado di assicurare nella propria offerta. La rete globale di BT, che copre 198 Paesi e territori, unita alle ormai consolidate partnership con i principali cloud provider (Microsoft Azure, AWS, SalesForce, IBM Cloud, Oracle e Google Cloud) ci hanno permesso di dare vita a un ecosistema denominato ‘Cloud of Clouds’, in cui i clienti attestati sulla nostra rete possono interconnettersi attraverso un accesso diretto alle piattaforme cloud dei nostri partner e beneficiare di scalabilità e performance garantite in tutta sicurezza. Inoltre l’avvento di SD-Wan (Software Defined Network) ed NFV (Network Functions Virtualization) permetterà nel prossimo futuro di elevare il grado di automazione della rete e di poter gestire reti ibride con un utilizzo sempre più spinto di internet, mantenendo comunque alti livelli di performance e sicurezza.

Quali elementi tecnologici e commerciali sono necessari nella collaborazione con i technology vendor per poter far fronte alle nuove esigenze dei clienti?
Più che di collaborazione parlerei di sinergia, il concetto migliore per descrivere il rapporto che si deve instaurare con i technology vendor. Per la gran parte dei servizi innovativi che offriamo, che vanno sotto il nome di Dynamic Network Services, è e sarà sempre più necessario avere la possibilità e la capacità di condividere dati e processi tra operatori diversi, sviluppando un’interazione sempre più spinta con provider e vendor così da poter offrire al cliente un’esperienza innovativa ed ‘end to end’.

Che importanza ha, per un Cloud Provider, poter contare su un’infrastruttura in grado di garantire un’efficiente archiviazione, gestione e sicurezza dei dati?
In qualità di operatore di telecomunicazioni, e non di cloud provider, rispondo a questa domanda evidenziando che l’attenzione di BT nella sicurezza delle reti e dei dati è maniacale. Abbiamo 14 Security Operation Center che operano h24 x 365 giorni all’anno e reagiscono tempestivamente a ogni incidente di sicurezza rilevato sulla nostra rete. Anche in questo caso, creare una sinergia tra le nostre strutture di sicurezza e quelle dei cloud provider, offrirà ai clienti finali un alto livello di protezione sia in termini di prevenzione che in caso di incidenti.

Quali sono alcune best practice per poter implementare, attivare e proporre un servizio Cloud in tempi adeguati e con il ritorno degli investimenti migliore possibile?
Se fino a qualche tempo fa la personalizzazione era l’elemento caratterizzante dell’offerta di BT, oggi ci stiamo specializzando nell’offrire ai nostri clienti servizi su base globale un po’ più standardizzati, ma in grado di offrire una maggiore velocità di progettazione e implementazione, oltre a una corretta integrazione con l’infrastruttura di rete del cliente. Inoltre il nostro ruolo di partner dei principali cloud provider a livello globale ci pone agli occhi dei clienti come il miglior ‘orchestrator’ per l’implementazione di soluzioni multicloud.


Gianluca BottaroGianluca Bottaro, Cloud Marketing Manager - Clouditalia

In che modo infrastrutture ICT evolute concorrono alla qualità del servizio di un Cloud Provider?
Le infrastrutture sono fondamentali soprattutto in termini di affidabilità. A dimostrarlo è l’esperienza di Clouditalia che, dopo aver realizzato due data center in Italia, uno ad Arezzo e uno a Roma, ha riscontrato dei problemi e ha cambiato strategia, affrontando il tema con una consapevolezza diversa. Abbiamo così deciso di esternalizzare le sedi dei nostri data center, e lo abbiamo fatto perché siamo convinti che la qualità del servizio da offrire ai nostri clienti debba essere affidata a infrastrutture nate con questo preciso scopo. Devo dire che la scelta compiuta ha inciso in modo molto positivo sulla qualità dei servizi che forniamo.

Quali elementi tecnologici e commerciali sono necessari nella collaborazione con i technology vendor per poter far fronte alle nuove esigenze dei clienti?
La collaborazione non è solo tecnologica, ma anche commerciale. E la collaborazione commerciale è rappresentata dal poter ricevere dal technology vendor lo stesso modello di business che poi il cloud provider deve offrire ai clienti. Clouditalia, in questo senso, ha deciso di stringere delle vere e proprie collaborazioni commerciali con i produttori. Una relazione che è fondamentale anche in chiave tecnologica, per innovare sempre le soluzioni proposte, renderle abilitanti per il cliente finale ed essere sempre in grado di offrire servizi di qualità.

Che importanza ha, per un Cloud Provider, poter contare su un’infrastruttura in grado di garantire un’efficiente archiviazione, gestione e sicurezza dei dati?
Clouditalia nei mesi scorsi ha registrato un numero elevato di richieste per il disaster recovery. I clienti cercano nella nostra soluzione una possibile modalità per affrontare il tema sicurezza, anche se rispetto al passato l’approccio delle aziende è cambiato. Sei anni fa, per esempio, Clouditalia organizzava delle visite guidate nei propri data center, perché il cliente voleva sempre vedere dove si trovava il dato. Oggi lo scenario è diverso: l’azienda quasi si disinteressa dell’elemento tecnologico, del luogo in cui si trova il dato – se in Italia o all’estero – ma solo che sia garantita sempre la disponibilità e l’accessibilità dell’informazione nel momento in cui la richiede.

Quali sono alcune best practice per poter implementare, attivare e proporre un servizio Cloud in tempi adeguati e con il ritorno degli investimenti migliore possibile?
La nostra offerta nel 90% dei casi è personalizzata: garantiamo un approccio sartoriale al cliente, che negli ultimi anni spesso si è trasformato in un nostro partner che ci supporta con le proprie competenze per migliorare i nostri servizi. A questo proposito, Clouditalia può contare su una rete di partner che forniscono soluzioni applicative e ci aiutano ad arrivare dove noi non arriviamo: un ecosistema che sta dando buoni risultati e che ci porta a sviluppare prodotti in un gioco di squadra che coinvolge diversi attori. Questa per noi è una best practice fondamentale.

Marco ZacchelloMarco Zacchello, Global Solutions Architect - Equinix

In che modo infrastrutture ICT evolute concorrono alla qualità del servizio di un Cloud Provider?
Equinix non è un cloud service provider, per cui interviene poco nell’erogazione dei servizi, ma è un partner e un abilitatore dei più grandi provider cloud attivi nel settore. Nella nostra posizione riscontriamo che la qualità di un servizio cloud risiede prima di tutto nell’affidabilità, che per noi si traduce in offrire data center efficienti, che vantano una disponibilità media di servizio superiore al 99.9999% a livello globale. Un altro aspetto centrale, e che fa parte del DNA di Equinix, è lo studio dell’esperienza per l’utente finale la cui qualità migliora anche in base alla qualità della rete, dell’interconnessione fornita, un fattore determinante per un servizio cloud di alto livello.

Quali elementi tecnologici e commerciali sono necessari nella collaborazione con i technology vendor per poter far fronte alle nuove esigenze dei clienti?
Le esigenze sono diverse in base alla fascia di mercato a cui ci si rivolge, se PMI o enterprise. Detto questo, quello che viene richiesto ai technology vendor è di essere flessibili proprio in funzione dell’utente finale. A livello economico, quindi, essere capaci di fornire di un prodotto pay as you grow, Opex e non Capex, in relazione a quanto l’end user consuma. In termini di tecnologia, invece, è importante che la soluzione offerta sia flessibile così da poter accendere nuove feature in un’ottica software defined, in maniera scalabile e con una visione open capace di rispondere anche a uno scenario multi-cloud.

Che importanza ha, per un Cloud Provider, poter contare su un’infrastruttura in grado di garantire un’efficiente archiviazione, gestione e sicurezza dei dati?
I dati devono coesistere onpremise e in cloud e rispondere in termini di data privacy e sovranità al GDPR e agli altri regolamenti nazionali. Spesso le aziende si affidano a cloud provider che sono fuori dal territorio italiano ed Equinix, in questo scenario, si pone come il punto in cui il cliente può tenere i dati nel Paese del quale deve rispettare le regole, ma allo stesso tempo dà la possibilità di accedere a bassissima latenza e ad alta velocità al servizio cloud richiesto in ottica Hybrid Cloud, per esempio come facciamo in partnership con NetApp Private Storage (NPS). A questo proposito, è necessario garantire sempre la scalabilità, il controllo e la sicurezza dei dati, soprattutto quando questi si spostano dagli storage cliente al cloud. Il loro valore, infatti, risiede soprattutto nello scambio, nell’elaborazione , nell’analisi, che sempre più avvengono in cloud.

Quali sono alcune best practice per poter implementare, attivare e proporre un servizio Cloud in tempi adeguati e con il ritorno degli investimenti migliore possibile?
A livello di best practice, Equinix opera in ambito data center con gli stessi standard di qualità ed efficienza in tutto il mondo. La globalità del nostro approccio ci permette di essere un partner affidabile per i clienti italiani che vogliono attivare servizi cloud in modo veloce in Italia e all’estero e alle società attive fuori dai confini nazionali di fare lo stesso nel nostro Paese. Il tutto, consentendo al cliente di non preoccuparsi del data center e dell’interconnessione, ma di concentrarsi sul proprio business e sul ritorno dell’investimento sempre in un’ottica software defined.

Dionigi FaccendaDionigi Faccenda, Sales Director - OVH

In che modo infrastrutture ICT evolute concorrono alla qualità del servizio di un Cloud Provider?
OVH è in primo luogo un infrastructure service provider. La nostra esperienza ci dice che portare un’infrastruttura IT su una piattaforma cloud non è sempre banale, soprattutto per due complessità: la legacy e la mancanza di skill. Secondo recenti analisi la maggiore preoccupazione di un’azienda nel passaggio al cloud è proprio il gap di competenze, a cui si aggiunge il tema della sicurezza. A questo proposito, OVH ha ottenuto a livello mondiale tutte le certificazioni necessarie, inclusa quella per i dati sanitari (quest’ultima valida solo per la Francia). Un altro ostacolo nel passaggio al cloud sono i sistemi utilizzati dalle aziende, dove ancora oggi troviamo molti programmatori che utilizzano COBOL.

Quali elementi tecnologici e commerciali sono necessari nella collaborazione con i technology vendor per poter far fronte alle nuove esigenze dei clienti?
Negli ultimi quattro anni il nostro fatturato cloud in Italia è cresciuto mediamente del 50% anno su anno e lo ha fatto soprattutto con le PMI, che sono più dinamiche nell’abbracciare i nuovi servizi che offriamo forti della collaborazione, anche commerciale, con i technology vendor. Siamo un’azienda che realizza i server in proprio e facendo tutto in casa dobbiamo disporre di un’integrazione adeguata con i partner tecnologici per fornire il 100% in termini di SLA ai clienti. Ci avvaliamo di un ecosistema di partner con presenza capillare sul territorio che sono preziosi nell’ambito della gestione del servizio.

Che importanza ha, per un Cloud Provider, poter contare su un’infrastruttura in grado di garantire un’efficiente archiviazione, gestione e sicurezza dei dati?
Come cloud service provider siamo responsabili dell’affidabilità, della sicurezza e della disponibilità dei dati del cliente. Per offrire un servizio efficiente e garantire un alto livello di protezione, OVH, oltre a essere conforme al GDPR, ha ottenuto certificazioni particolari in diversi ambiti. La sicurezza dei dati sarà sempre più nel cloud, soprattutto con lo sviluppo di soluzioni di Internet of Things, blockchain, intelligenza artificiale e big data che ne provocheranno un’importante espansione. Il cloud nel futuro ricoprirà sempre più un ruolo legato alla protezione delle informazioni con un aumento di responsabilità per tutti noi.

Quali sono alcune best practice per poter implementare, attivare e proporre un servizio Cloud in tempi adeguati e con il ritorno degli investimenti migliore possibile?
Rispondo citando un caso concreto che ci coinvolge direttamente: Rilievi, un’azienda dell’Emilia Romagna con 100 anni di storia e che realizza ricami per le sfilate di grandi marchi, è passata al cloud con OVH grazie a un system integrator che ha capito il business e ha sviluppato un ERP e un CRM basandosi su una delle nostre soluzioni. Questa per noi è una best practice. OVH lavora con tanti piccoli system integrator, realtà capaci di operare in aziende importanti, che comprendono l’importanza di dare affidabilità tramite un service provider serio e hanno uno sguardo imprenditoriale attento alle esigenze dei clienti.

Luca De MoriLuca De Mori, Cloud Solutions & Development - Retelit

In che modo infrastrutture ICT evolute concorrono alla qualità del servizio di un Cloud Provider?
La qualità di un servizio cloud è definita prima di tutto dalla facilità di fruizione, da un modello cristallino pay as you grow, dalla garanzia di sicurezza e dal fatto di poter offrire servizi standard sempre personalizzabili. Ci sono due elementi che più di tutti sono fondamentali e possono incrementare in maniera significativa il livello della soluzione: la connettività e la capacità di essere ibridi. Garantire connessioni solide, sia per l’accesso agli utenti che per lo sviluppo di altri servizi, è centrale, così come è centrale dare la possibilità al servizio cloud di essere ibrido per interconnettersi con altri cloud service provider.

Quali elementi tecnologici e commerciali sono necessari nella collaborazione con i technology vendor per poter far fronte alle nuove esigenze dei clienti?
L’azienda utente finale spesso non è interessata alla tecnologia utilizzata dal cloud service provider. Detto questo, gli elementi tecnologici e commerciali necessari nella collaborazione con i technology vendor sono tutti quelli di ultima generazione che possono integrare in maniera intelligente il prodotto. Fare un minestrone di tecnologie non serve, è necessario invece essere in grado di individuare uno o più partner capaci di migliorare il servizio e la soluzione, senza dimenticare che la tecnologia deve sempre essere rivalutata nel tempo, perché se diventa vecchia e obsoleta il rischio è che si trasformi in un freno.

Che importanza ha, per un Cloud Provider, poter contare su un’infrastruttura in grado di garantire un’efficiente archiviazione, gestione e sicurezza dei dati?
Spesso il cliente che sceglie di passare al cloud mi chiede: “Ora dove si trovano i miei dati?”. In ambito PA, per esempio, è fondamentale sapere dove si trova il dato, che ormai è diventato fluido e può essere online, archiviato, registrato su nastro o dischi spenti. Il dato è fluido ma esistono tanti vincoli e normative da rispettare. In questo senso, i vendor hardware ricoprono un ruolo importante per la gestione corretta del dato, ma non come singole entità: il discorso va affrontato in un gioco di squadra, perché oltre all’hardware bisogna guardare il software e l’applicazione. È fondamentale creare sinergie e affidarsi ai partner giusti.

Quali sono alcune best practice per poter implementare, attivare e proporre un servizio Cloud in tempi adeguati e con il ritorno degli investimenti migliore possibile?
Le best practice sono tante e riguardano la tecnologia, l’essere innovativi, garantire resilienza e sicurezza nelle soluzioni proposte. A mio parere però esiste una best practice che le racchiude e guida tutte, che è mettere il cliente al centro, guardare con attenzione le sue esigenze, cercare di capire la sua visione e i suoi obiettivi. È importante sviluppare prodotti e servizi che siano il più vicini possibile alle necessità dell’end user, ma dobbiamo essere anche capaci di guidarlo per permettergli di usufruire al meglio delle soluzioni offerte. È questa la vera best practice.

Enzo BagnacaniEnzo Bagnacani, Responsabile Cloud & Soluzioni Digitali per le imprese - Vodafone Italia

In che modo infrastrutture ICT evolute concorrono alla qualità del servizio di un Cloud Provider?
Vodafone ha l’ambizione di essere il miglior partner per le aziende che vivono e vivranno il percorso di Digital Transformation. Per esaudire tale promessa, dobbiamo saper integrare i migliori servizi e le più innovative infrastrutture ICT: connettività fissa e mobile, IT, Cloud, IoT, Analitycs. Gli elementi basilari che rendono distintive queste infrastrutture sono: innovazione, sicurezza, interoperabilità, ‘Open Technology’ e ‘Open Cloud’. Le piattaforme devono garantire grande flessibilità e granularità per offrire la migliore personalizzazione dei servizi digitali che sono sempre più parte integrante e motore del business dei nostri clienti.

Quali elementi tecnologici e commerciali sono necessari nella collaborazione con i technology vendor per poter far fronte alle nuove esigenze dei clienti?
Per Vodafone è fondamentale tradurre l’innovazione tecnologica in benefici concreti per i clienti. In questo costante processo di innovazione tecnologica che ci vede collaborare con i più importanti Technology Vendor, ci sono due concetti fondamentali che non devono essere traditi: innanzitutto l’innovazione non deve mai mettere in crisi la sicurezza e l’affidabilità dei servizi, poi è fondamentale valutare sempre l’impatto dell’innovazione rispetto all’utilizzo concreto che ne fa il cliente. L’innovazione tecnologica deve essere poi accompagnata da una capacità di costruire nuove relazioni commerciali e di business fra partner e verso i clienti finali.

Che importanza ha, per un Cloud Provider, poter contare su un’infrastruttura in grado di garantire un’efficiente archiviazione, gestione e sicurezza dei dati?
La sicurezza del dato è un tema centrale rispetto al nostro portafoglio di servizi e alle funzionalità erogate dalle nostre infrastrutture, cloud e non. È un tema tecnologico che stimola continuamente a dotarci delle migliori e più recenti soluzioni che rafforzano la sicurezza delle nostre piattaforme. È anche un tema ‘processivo’ che ci spinge a rivedere costantemente i nostri modelli di gestione nel rispetto sia delle normative che delle certificazioni richieste dal mercato. L’adozione di soluzioni cloud non è più in contrapposizione con la richiesta di maggiore sicurezza informatica, anzi molte aziende e soprattutto le piccole imprese, sollecitate anche dal fattore GDPR, cercano proprio nel cloud la sicurezza e la compliancy per il proprio business.

Quali sono alcune best practice per poter implementare, attivare e proporre un servizio Cloud in tempi adeguati e con il ritorno degli investimenti migliore possibile?
La proposta dei servizi deve offrire sempre un’elevata ‘granularità di servizio’ che garantisca alle aziende un’adeguata flessibilità sia delle tecnologie adottate che degli investimenti e costi economici da sostenere. L’adozione di soluzioni cloud e di tecnologie iperconvergenti sono oggi fattori abilitanti per creare nuovi modelli di business sia nei confronti dei clienti finali che nei confronti dei partner tecnologici. In generale, un aspetto molto rilevante, oggi, consiste nel fatto di avere una proposta tecnologico-commerciale che sia sempre più orientata al paradigma cloud ‘as a service’ e sempre meno orientata all’idea di vendere ‘un prodotto’.



Le considerazioni di un utente

Gianluca Pancaccini, Chief Technology Officer - Italiaonline

Italiaonline è un fruitore del cloud: la più grande internet company d’Italia che offre alle imprese - sia grandi aziende che PMI - soluzioni digitali per far crescere ogni tipo di business. Dal nostro punto di vista, la qualità di un servizio cloud è data dalle soluzioni personalizzate, dal fatto di poter garantire uno IaaS ‘vestito’, efficiente, che risponda a tutti i requisiti di affidabilità, scalabilità e sicurezza che sono fondamentali e consentono al cliente di concentrarsi sul proprio business dimenticando i problemi legati all’infrastruttura. Per fare questo, però, è necessario che la soluzione sia soprattutto flessibile e capace di adattarsi ai piani dei clienti che naturalmente si modificano nel corso del tempo.

Un cloud service provider diventa strategico se è in grado di operare in questa direzione concentrandosi sul cliente finale, sulle sue esigenze, sul suo business e i suoi obiettivi. Uno sguardo che deve essere centrale sin dal rapporto con i technology vendor, per offrire un servizio capace di dare le prestazioni migliori e garantire al tempo stesso i maggiori standard in termini di protezione dei dati.

A questo proposito, in Italia esiste ancora un freno per quanto riguarda il cloud che è di natura prettamente culturale: il concetto di possesso dei dati. A differenza della virtualizzazione, che era sempre basata su asset interni ed era gestita dalle aziende, con il cloud il timore delle società è di perdere un certo tipo di controllo delle informazioni, oltre che di capacità di gestione.

Tutte le organizzazioni, però, sono chiamate a compiere questo salto culturale, per non restare ferme, evolversi e andare ‘oltre il ferro’, che nel tempo può trasformarsi in una zavorra. Credo che la trasformazione cloud più importante in Italia sia stata quella compiuta da un grande operatore del settore energetico che ha intrapreso questa strada come leva tecnologica a supporto del business. Le aziende devono infine essere capaci di avere questa visione e affrontarla internamente, soprattutto in termini di competenze, con l’aiuto di partner capaci di supportarle.

Il commento di NetApp

Roberto Patano, Senior Manager Systems Engineering - NetApp

NetApp negli ultimi tre anni si è evoluta molto, passando dall’essere un’azienda multinazionale attiva in ambito prettamente storage, a una società con un ampio respiro di data management.
La strategia e la visione di NetApp, che va sotto il nome di Data Fabric, è quella di esplorare e offrire al mercato soluzioni che, mantenendo il dato al centro, possano dare valore aggiunto attraverso servizi specifici in termini di cloud. Tutto questo, in un’ottica che noi vediamo di cloud ibrido, con una parte di informazioni destinate a rimanere all’interno del data center e un’altra che invece può essere trasferita all’esterno. In questo senso collaboriamo con molte aziende per poter fornire un’infrastruttura ideale all’erogazione di servizi di alto livello che cerchiamo di modulare in base alle specifiche esigenze.

Un’attività che svolgiamo mettendo sempre al centro i concetti di affidabilità e di sicurezza. L’idea di NetApp è infatti quella di fornire delle tecnologie che siano abilitanti alla creazione di servizi aggiuntivi, in un’ottica di flessibilità, semplicità e velocità, con soluzioni hardware, software e servizi open che consentano di utilizzare e offrire prodotti che possono portare valore sul mercato. Questo è il nostro obiettivo e lo vogliamo raggiungere anche attraverso partnership con service provider locali e hyper-scaler a livello mondiale che ci consentono di garantire una visione ampia e soluzioni multicloud ai clienti.

Operiamo in questa direzione studiando il mercato consapevoli che il service provider non è il cliente finale. A questo proposito, durante la sua evoluzione, NetApp ha compreso che era necessario cambiare approccio e ha deciso di creare anche in Italia una divisione service provider composta sia da personale tecnico che commerciale. Un’organizzazione focalizzata, non tanto sul fatturato, ma sul capire le esigenze dei service provider e dei cloud provider, che sono sostanzialmente diverse da quelle di qualsiasi altro cliente. NetApp ha deciso di agire in questa direzione e di farlo anche con il supporto di partner locali che vivono il territorio e conoscono le necessità del mercato.

Una strategia, la nostra, che mette sempre al centro due concetti chiave: la mobilità e il controllo del dato. Le aziende stanno evolvendo e le informazioni non saranno più solo da un lato o dall’altro. Pensiamo al multicloud e all’IoT: i dati saranno sempre più distribuiti e diventa quindi necessario controllarli e movimentarli per abilitare nuovi servizi, come lo storage a oggetti, una soluzione che per quanto riguarda NetApp negli ultimi anni ha registrato una crescita significativa.

A livello di archiviazione, quindi, qualcosa sta cambiando e in questo ambito operiamo cercando di creare un ecosistema che includa service provider, hyper-scaler e clienti finali per poter scambiare velocemente e nel modo più sicuro possibile le informazioni. Rientra in questo contesto, per esempio, la nostra partnership con Equinix per una colocation evoluta che abbiamo denominato NetApp Private Storage.

Il cloud si sta rinnovando e continuerà a farlo con la nascita di nuove esigenze che possono essere soddisfatte proprio con questa soluzione. A questo proposito, NetApp ha recentemente portato a termine un’acquisizione per gestire la movimentazione dei container direttamente nel cloud con l’obiettivo di semplificare l’evoluzione anche in questo ambito. La nostra strategia è quindi chiara: ci vogliamo porre come partner e creare sinergie con gli attori del settore.

 

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