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Case History & Inchieste
 

26/05/2017

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di Raffaela Citterio

Con le mani, con la testa e con il cuore

Le sfide poste dalla globalizzazione si vincono con una chiara visione strategica e con il supporto di tecnologie innovative. Il caso di Aurora, da quasi un secolo sinonimo di penne stilografiche italiane di eccellenza.

Aurora

Anche dopo la notte più buia sorge sempre una nuova Aurora. È questa la genesi del marchio Aurora - da quasi un secolo protagonista nel mondo delle penne stilografiche e degli strumenti di scrittura di alta qualità - nato subito dopo la fine della I Guerra Mondiale, nel 1919, che ha saputo risollevarsi dopo un disastroso bombardamento che ne ha distrutto la sede nel corso della II Guerra Mondiale e che sta affrontando con successo le sfide del terzo millennio. “Se si lavora con le mani, con la testa e con il cuore, credendo nelle proprie capacità e in quello che si fa, guardare sempre avanti viene naturale”, esordisce Cesare Verona, presidente e amministratore delegato di Aurora, che rappresenta la quarta generazione di una famiglia che si colloca a pieno titolo nel novero di quell’imprenditoria italiana che ha fatto grande il Made in Italy nel mondo.

Cesare VeronaIl cliente al centro
Cesare Verona ha iniziato la sua esperienza lavorativa al di fuori dell’azienda di famiglia, ricoprendo incarichi di crescente responsabilità in Italia e all’estero - per lunghi periodi ha infatti operato in Francia, Stati Uniti e Inghilterra - presso aziende di primaria importanza. Il richiamo delle radici italiane e familiari avviene verso la fine degli anni ‘90: da quel momento inizia un lungo percorso segnato da una duplice sfida, verso l’esterno, con le dinamiche innestate dalla globalizzazione, e verso l’interno, in un contesto aziendale intriso di resistenze nei confronti di quelle innovazioni indispensabili per restare competitivi in un mercato sempre più complesso. “Non è stato facile convincere il management, a cominciare da mio padre, che al centro delle strategie aziendali non doveva più esserci la fabbrica ma il cliente - prosegue Verona. Quando ho preso in mano le redini dell’azienda tutto ruotava intorno alla fabbrica, il 97% del business era generato in Italia, la produzione si sviluppava su 4 piani all’interno dell’area di 10.000 mq su cui è sorta la nuova fabbrica dopo il bombardamento del 1944, ad Abbadia di Stura (Torino), vicino a un’antica abbazia, l’età media era di 55 anni e la resistenza di fronte ai cambiamenti, tecnologici ma non solo, palpabile a tutti i livelli. Oggi l’età media è di 31 anni, la produzione è stata concentrata tutta su un unico livello, è stato introdotto in azienda il modello Lean, le esportazioni rappresentano il 62% del business, e continuiamo a crescere: nel 2016 abbiamo registrato un +33,4% di fatturato rispetto all’anno precedente, con un E.B.I.T.D.A. superiore al 20%”. Risultati che pochi possono vantare, soprattutto nel comparto manifatturiero. Scelte coraggiose Per raggiungere questi risultati è stato necessario fare scelte coraggiose.

La prima è stata quella di non delocalizzare, in un periodo in cui moltissime aziende manifatturiere italiane ed europee spostavano la produzione nei Paesi dell’Est o dell’Estremo Oriente. “Sono sempre stato convinto che l’eccellenza si costruisce giorno per giorno, mantenendo in casa sia il know how e l’esperienza maturata nel tempo, sia il controllo di tutto il ciclo produttivo - prosegue Verona. Decidere, nei primi anni 2000, di non cavalcare l’onda della delocalizzazione ha attirato su di me molte critiche, ma oggi che si comincia a parlare di re-shoring, a causa dei costi che cominciano a non essere più così convenienti e alla constatazione che è molto difficile ottenere a distanza prodotti di elevata qualità, è evidente che è stata la scelta giusta”. La produzione di una penna stilografica, di un pennino o di un inchiostro può sembrare semplice, ma non lo è affatto. Entrano in gioco la meccanica, lo stampaggio, la galvanica, la meccanica dei fluidi, il montaggio, l’incisione, per non parlare del design: tutte discipline che richiedono conoscenze specialistiche e una sensibilità particolare per arrivare al prodotto finito, un oggetto fatto per durare nel tempo che rispecchia la personalità di chi lo possiede. Altrettanto importante è stato il processo di revisione dei flussi produttivi e dell’organizzazione interna, che ha portato da un lato a ridisegnare il lay-out della fabbrica, dall’altro a modernizzare flussi e processi con l’ausilio di tecnologie innovative. “Arrivare al prodotto finito, un piccolo oggetto tascabile, comporta gestire 220 operazioni (ci vogliono 18 operazioni, ad esempio, compresa l’incisione con una mola diamantata, per fare un pennino di pregio), con distinte base anche a 10 livelli, ed è necessario non perdere mai il controllo, visto che si utilizzano anche materie prime come oro e pietre preziose - prosegue Verona. La scelta è stata quella di adottare il modello Lean, adattandolo, quando necessario, alle nostre specifiche esigenze”.

Il supporto della tecnologia
In questo processo di cambiamento il supporto della tecnologia è stato, naturalmente, fondamentale. “Dopo aver introdotto in azienda, all’inizio degli anni 2000, l’ERP Diapason di Formula, essenzialmente per razionalizzare e ottimizzare la parte amministrativa e finanziaria, abbiamo continuato ad ampliarlo, apportando numerose personalizzazioni”. Particolare attenzione è stata rivolta al magazzino, che in partenza contava una media di 13.000 pezzi immobilizzati. Dopo aver dotato ogni pezzo, dai componenti agli imballi, di un codice a barre, si è arrivati a una giacenza media di 200 pezzi, con una discrepanza certificata, tra fisico e dichiarato, estremamente bassa, e l’obiettivo è di arrivare a un modello totalmente built-to-order. È stato inoltre realizzato un portale attraverso il quale gli agenti possono caricare automaticamente gli ordini, che vengono validati dal reparto commerciale e rilasciati in produzione, efficientando in tal modo i flussi e riducendo nel contempo i margini di errore. “L’innovazione è un work in progress - dice ancora Verona. Da un lato stiamo valutando di fare evolvere il nostro sistema informativo per ottenere una maggiore integrazione tra i vari reparti aziendali, al fine di avere Kpi univoci in grado di dare una visione globale del business in tempo reale, dall’altro stiamo ragionando in ottica di Industria 4.0, immaginando di colloquiare a distanza con i clienti e di far dialogare le nostre risorse interne con le delicate apparecchiature che utilizzano, grazie a oggetti indossabili, magari un braccialetto o degli occhiali...”. 

Officina della Scrittura

Radicati sul territorio
Continuare a investire in ricerca e sviluppo per eccellere nel proprio segmento di mercato è importante, ma non bisogna dimenticare il contesto in cui si opera. Per questo nel 2004 una parte del complesso di Abbadia di Stura è diventata sede di Aurea Signa, un’associazione voluta da Cesare Verona e dalla sua famiglia per perpetuare il sapere, l’arte del leggere e dello scrivere, dei suoi strumenti, supporti e tecniche, e di tutte le espressioni umane, antiche e moderne, usate al fine di comunicare. È nata così l’Officina della Scrittura, una vera e propria ‘Cittadella della Conoscenza’ di 2.500 metri quadri che ospita un Museo, eventi e corsi di formazione per promuovere e valorizzare, attraverso diversi percorsi capaci di unire tradizione e innovazione, tutto ciò che è legato alla cultura della scrittura e della calligrafia, che in questo momento sta vivendo una seconda giovinezza, e, più in generale, al segno dell’uomo.

 

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