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Hardware
 

08/02/2017

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Le metalenti promettono di cambiare come si fotografa

Alcuni ricercatori hanno risolto il problema legato alla dispersione cromatica. Implicazioni anche per smartphone e computer che includono fotocamere.

Alcuni ricercatori della Harvard John A. Paulson School of Engineering and Applied Sciences (SEAS) hanno sviluppato quella che definiscono la prima lente piatta in grado di lavorare nell’ambito di un’ampiezza di gamma di colori costante, dal blu al verde. Vicina a quella garantita da un LED, tale ampiezza di banda apre le porte a nuove applicazioni in diversi campi tecnologici che vanno dalla gestione delle immagini alla spettroscopia, fino alla sensoristica. Il tutto risolvendo una delle principali sfide nello sviluppo di lenti di questo tipo, ossia la correzione della dispersione cromatica quel fenomeno che vede differenti lunghezze d’onda di luce focalizzarsi a distanze diverse dalla lente.

Federico Capasso, Robert L. Wallace Professor of Applied Physics and Vinton Hayes Senior Research Fellow in Electrical Engineering, spiega in particolare che le “lenti usate tradizionalmente in microscopi e fotocamere, incluse quelle montate su smartphone e laptop, richiedono più lenti curve per correggere le aberrazioni cromatiche, il che aggiunge peso, spessore e complessità. Il nuovo traguardo che abbiamo raggiunto con le metalenti piatte integra le correzioni delle aberrazioni cromatiche rendendo possibile l’impiego di un’unica lente”.

Per progettare le cosiddette lenti acromatiche – ossia lenti senza dispersione cromatica – i ricercatori hanno ottimizzato la forma, ampiezza, distanza e altezza dei nanopillar che compongono il cuore delle metalenti. Il tutto facendo un ampio uso di biossido di titanio per creare l’array in scala nano. Una struttura che permette di focalizzare le lunghezze d’onda da 490 a 550 nm, quindi dal blu al verde, senza alcuna dispersione.

 

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